postato da Mizia alle ore 23:36 martedì, 02 settembre 2008
..e un anno se ne va..parapparappaaappara...
Allora? che si racconta?
Io non sono andata in vacanza quest'anno, come tutti gli altri anni daltronde..ho lasciato il bar dove lavoravo, perchè sono stata assunta al Gamestop (ooooooyeeeahh!), un negozio di videogiochi, proprio dietro casa..meno male, anche perchè mi ero anche un pò rotta le palle di chiedere "caffè, signori?" oppure "gradisce una macedonia?" o ancora "e lei, la piadina come la vuole?"..insomma, per carità, mi piaceva come lavoro, però io sono fatta più per stare dietro al bancone, più che servire ai tavoli, ma avevano già un bravissimo barista, quindi..il nuovo lavoro è una passione per me, sono un pò nerd in effetti, me ne intendo e mi diverto pure a parlare di videogames con gli amici..non sono riuscita a partire però almeno sono rimasta a casa col mio ventilatore e il mio gatto. Sono andata all'acquario di Genova con mia madre e mia sorella, dove abbiamo scoperto che esiste un nuovo esemplare di squalo..lo squalo gobba...che altro non è che una squala incinta..ma l'ho scoperto solo una volta a casa, quando Lucas, guardando le foto che avevo fatto, mi ha detto che era una femmina che aspettava un cucciolo.
Milano è stata una città fantasma fino a pochi giorni fa. Per comprare un biglietto del tram si doveva fare chilometri a piedi, oppure rischiare di prendere una multa, oppure fare una scoperta sensazionale: i controllori vendono i biglietti. Le strade erano vuote, i mezzi passavano dopo ore, ma la cosa più brutta era vedere gli amici partire. Magra consolazione sono le cartoline, che ovviamente non sono ancora arrivate.
Ma adesso tutto è cambiato. Il pub tabacchi sotto casa ha riaperto, gli ubriachi che schiamazzano fino alle 2 di notte sono tornati, il traffico ha ripreso a funzionare, e cosa ancora più sbalorditiva, non sudo più stando ferma!
L'estate sta finendo, e un anno se ne va...e meno male santoiddio! non ce la facevo più!
postato da Mizia alle ore 08:59 martedì, 08 luglio 2008
Emo d'Italia, non odiatemi, ma questa è troppo bella!
postato da Mizia alle ore 23:44 venerdì, 04 luglio 2008
Dopo Ciccio,vi presento Sirius, il nuovo arrivato!
Sirius l'abbiamo preso due giorni fa a Cologno Monzese da una veterinaria (dopo che le ho detto come avrei chiamato il gatto, scopro che anche lei è una grandissima fan di Harry Potter, lol!). Sirius è un persiano norvegese di, si pensa, neanche due anni ed ha un storia un pò triste. Una "bimba" di diciotto anni, ha voluto un gatto. Una volta che il gatto è cresciuto, la ragazzina non l'ha più voluto vedere, così l'hanno costretto legandolo in un sottoscala. Sono stati denunciati, e il gattone è stato portato da questa dottoressa tramite un associazione di gattofili. Appena l'abbiamo visto nella gabbia si è fatto subito notare facendosi coccolare da far schifo quasi. E' tenero come pochi ed è una gioia per gli occhi!
Certo che gatto nero e criceto bianco...dite che si li unisco fanno tipo ringo? lol...
postato da Mizia alle ore 11:58 domenica, 29 giugno 2008
Dunque...vi spiego...sono a casa da tre giorni con il pollicione del piede tenuto fermo e il piede fasciato..giovedì sul lavoro mi sono fatta male. Ma non sbattendo da qualche parte o cadendo..nossignori, ho battuto pure me stessa. Sparecchiando un tavolo mi sono caduti dei piatti di ceramica sul piede. Davvero, non è uno scherzo. Torno a casa, mi levo le scarpe e noto che il piede in cui mi è caduto il piatto ha sanguinato pure, infatti ho un bel taglio alla sofficino findus sul piede. Il pollice mi fa un male tremendo e tutte le dita incominciano a gonfiarsi. Mi dico che è solo una botta e che non è nulla di grave. Ci dormo sopra, e il giorno dopo mi accorgo che non riesco nemmeno a mettere il piede a terra. Rotto? Microfratturato? Non si sa, meglio andare a fare una lastra. Così partiamo verso il primo ospedale che mi è venuto in mente dove di solito fanno presto, quello dove è stata portata mia madre quando si è fracassata il ginocchio..il Gaetano Pini. Arriviamo, parcheggiamo, zoppicando parecchio ci avviciniamo lentamente allo sportello dell'accettazione. Sorpresa delle sorprese, il computer dell'accettazione non funziona e stare li ad aspettare sarebbero passate ore, se non giorni. Ci consigliano di cambiare ospedale ed arriviamo dopo 10 chilometri al Galeazzi. Dopo due ore mi chiamano per la lastra e dopo un altra ora so che è solo una brutta contusione. E allora perchè nella lastra ho visto dei piccoli pezzi di osso vagare felici per il mio piede? E perchè è così gonfio e mi fa male? Non si preoccupi è solo una contusione.. due giorni di forzato riposo a letto, se le fanno male le altre dita si fasci il piede con una fascia elastica e ghiaccio locale. Ma scusa un pò...non me lo puoi fasciare già tu, visto che di bende elastiche ne hai, e pure aggratis? No niente da fare, dal dolore mi hanno costretto a comprarmi una benda elastica alla prima farmacia notturna aperta. E loro se la sono cavata cerottandomi l'alluce con il secondo dito del piede per tenermelo fermo.
A distanza di due giorni, anzi tre, il piede è ancora gonfio e dolorante. Che faccio?
postato da Mizia alle ore 13:18 domenica, 22 giugno 2008
"Permettetemi di raccontarvi la mia storia. Sono una ragazza di venticinque anni, nata nel 1783, in un mese caldo e pieno di sole. Avete capito bene. Ho più di tre secoli. Ma lasciate che vi delizi con il resoconto della mia vita.
Come ho anticipato, sono nata nel 700, epoca in cui le donne vestivano abiti suntuosi e deliziavano i salotti leggendo poesie e suonando il clavicembalo. Io ero una tra queste. La mia famiglia era nobile, e come nobili eravamo ammirati in tutto il paese. Mio padre e mia madre erano venerati, e come loro figlia, lo ero altrettanto. Ma la mia vita, un bel giorno, ha preso una strada completamente diversa. Dannata. Dannata dall'amore.
Mi innamorai di un giovane uomo, pieno di fascino. Vestito di nero, molto elegante, i suoi capelli lunghi e morbidi non erano nascosti sotto ad una parrucca come tutti gli uomini facevano allora. Lo incontrai per strada, mentre ritornavo a casa dalle spese. Era buio e stavo facendo tardi. Bastò uno sguardo per non farmi capire più nulla. Quando tornai a casa, quegli occhi, scuri come la pece ma brillanti come diamanti, non mi lasciavano spazio nella mente e nel cuore, così mi ripromisi che lo avrei cercato. Il giorno dopo andai per le stesse strade che avevo percorso il giono precedente, alla ricerca di quell'uomo. Ai miei tempi mi avrebbero dato della "donna leggera" per il mio ardire. Ora si usano parole ben peggiori. Ma non me ne importava, l'unica cosa che volevo era rivedere quegli occhi. Camminai per tutto il giorno, ma senza successo. L'ora si stava facendo tarda, e delusa ritornai a casa. Mi aprì il maggiordomo, le luci in casa erano accese come quando c'era una festa. In salotto si sentivano voci, tante voci. Il maggiordomo mi informò che si era organizzata una piccola festa per accogliere nella città un uomo nobile venuto da lontano. In cuor mio speravo che fosse il mio adorato sconosciuto, e così fu. Si chiamava Dimitri, e veniva da una terra lontana chiamata Ungheria. Un uomo straordinario, colto e affascinante, tanto che anche mia madre fu rimasta colpita. Mi recai dopo essermi cambiata col mio abito migliore, in salotto e oltre la porta lo vidi, che sorrideva ai miei genitori, in piedi che parlava con loro, con in mano un calice di vino rosso, il più pregiato della nostra cantina, aperto per l'occasione. Mi avvicinai a mio padre, lo baciai teneramente sulla guancia e mi sentii gli occhi puntati addosso di quell'uomo. Dimitri. Parlava la nostra lingua perfettamente, anche se il suo accento la distorceva un pò. Ma era affascinante, e anche seducente. Parlammo tutta le sera, e mi disse che ero meravigliosa. Mi rivelò anche che mi aveva notato anche lui il giorno prima e che sperava tanto di rivedermi quella sera. Nelle sere a seguire ci frequentammo ancora. Ma solo di sera, nonostante io insistessi per fare delle passeggiate o leggere poesie su una barca in mezzo al lago. Nulla da fare, a lui piaceva la notte. Così, in una notte di luna piena mi invitò nella sua dimora. Emozionata ci andai. Mi aprì la porta e con grazia mi abbracciò, teneramente ma anche con forza. Io mi lasciai andare in quell'abbraccio, pervasa dal suo profumo. Come sotto ad un incantesimo (credo che in effetti ero proprio sotto ad un incantesimo) mi lasciai portare nelle sue stanze. Non riuscivo a dire di no. Incominciò ad accarezzarmi la pelle libera dalla scollatura del mio abito. Le sue dita si muovevano lentamente ma con decisione, e le sue labbra mi baciavano teneramente la pelle del collo. Io non capivo nulla, sapevo che quello che stava succedendo era sbagliato, ma non potevo farci nulla. Ero completamente assorbita da lui. Lentamente mi portò a sdraiarmi sul suo letto. Mi accarezzava e baciava. Si avvicinò al mio orecchio, e con voce suadente mi disse che voleva avermi...per l'eternità, si era innamorato. Io presi quelle parole come una promessa dolce, di quelle che si fanno per far capire al proprio amore che non vuoi perderlo..non che veramente lo vuoi avere davvero per l'eternità. Mi lasciai andare, piangendo dall'emozione e dalla gioia. Avevo trovato un uomo meraviglioso. Nel semibuio della stanza vidi i suoi occhi brillare. All'inizio pensavo fosse emozionato e commosso anche lui, poi notai qualcosa di strano. I suoi occhi brillavano troppo. Guardai attraverso le lacrime di gioia che mi velavano gli occhi, e i suoi occhi splendidamente neri erano cambiati di colore, erano quasi rossi. Mi spaventai e incominciai a piangere in silenzio, ma dalla paura questa volta. Nonostante io volessi correre via ero immobilizzata, come se una forza assai superiore mi tenesse bloccata. Sentii che stava per slacciarmi il corpetto ma qualcosa lo bloccò. Sibilò una parola strana, nella sua lingua presumo, e si allontanò. Col fiato sospeso e mozzato dall'eccitazione, nonostante tutto, gli chiesi perchè si era allontanato. Lui indicò il mio petto. Guardai e vidi che la croce d'oro che mi aveva regalato mio padre brillava illuminata dalle candele nella stanza. Mi guardò, con uno sguardo sensuale, si spostò i capelli dal viso e con un sorriso mi disse di togliere quella collana. Stupidamente lo feci. In cuor mio sapevo che ogni mio gesto era sbagliato e blasfemo, ma volevo quell'uomo. Ad ogni costo. Lui tornò a passi leggeri e delicati verso di me, molto lentamente. Il mio cuore batteva forte, tanto da sentirmelo in gola. Si sdraiò accanto a me, riprendendo da dove aveva lasciato, cioè dal mio corpetto. Lo slacciò (o tagliò?) in un batter d'occhio e io mi sentii in preda ai brividi. Sorrise guardandomi. Un sorriso che non mi scorderò mai. Era quasi diabolico ma troppo seducente che io risposi a quel sorriso. Aveva qualcosa di strano però. I suoi denti. I suoi canini erano stranamente allungati. Ma non ci feci caso, mi dissi che probabilmente era uno strano gioco di luci e ombre dovuto alle candele. Lui mi accarezzò dolcemente i capelli, e guidò la mia testa per farmela girare leggermente a sinistra.
"Il tuo cuore, la tua anima, finalmente saranno miei. Non hai idea di quanto tempo abbia aspettato questo momento, mia adorata. Ti amerò per l'eternità." mi disse mentre mi baciava il collo. Poi un dolore straziante mi dilaniò la carne. La mia spina dorsale si inarcò fino allo spasmo. Cercai con le unghie di allontanare la sua bocca dal mio collo, con scarsi risultati. Un dolore orribile, durato pochi secondi. Sentivo il mio sangue colare dalla ferita poi il buio. Molto probabilmente ero in uno stato di morte ma di coscienza, perchè lo sentii sussurrare dolci parole mentre mi accarezzava i capelli. Mi rassicurava del fatto che saremmo stati insieme e che le nostre vite erano ormai unite. Che lo aveva fatto per amore. Mi amava davvero, per questo mi succhiò il sangue.
Un vampiro. Esattamente quello che io sono. E che era lui. Dico era perchè quell'ignobile pur di non perdermi mi tolse la vita. Pur di non vedermi morire di vecchiaia un giorno mi tolse la linfa vitale. Mi condannò ad una vita in cui per sopravvivere devo succhiare il sangue a degli innocenti. Lo odiai fino a quando decisi di ucciderlo. Nei secoli a venire vidi senza agire, la fine della mia famiglia, della mia stirpe. Il mio nobile nome non sarebbe durato nel tempo. Mio padre e mia madre scossi e turbati dalla mia scomparsa mi cercarono per tutto il tempo che gli era rimasto, ma mentre di giorno io ero rinchiusa nella dimora di Dimitri loro mi cercavano, e mentre loro dormivano io andavo in giro in preda alla mia sete. Morirono di vecchiaia e di dolore. La nostra casa fu venduta e ora è un bellissimo albergo a 5 stelle nel centro di una metropoli. Ho vissuto nel corso del tempo con Dimitri, abbiamo visto la nascita di invenzioni davvero fantastiche, come la televisione, la lampadina, la radio.Abbiamo visto l'uomo andare sulla Luna. Di questo io sarò sempre grata a Dimitri, mi ha dato modo di vedere il futuro. Ma quel lurido bastardo mi aveva condannata. Con l'andare del tempo, scoprimmo che in tutto il mondo non eravamo gli unici vampiri, e che c'erano diversi locali in cui si ritrovavano. Sapete, quattro chiacchiere, un bicchiere di sangue di bambino... Una sera andammo a "divertirci" in uno di questi locali. Quella sera scoprii che esistevano i Rinnegati. I Rinnegati sono vampiri, che come me provano ribrezzo verso chi li ha tasformati negli esseri in cui sono. Io diventai una di loro. Conobbi una ragazza quella sera. I suoi occhi erano buoni, nonostante fossero rossi come un tizzone ardente. Mi avvicinò lei. Si chiamava Andrea. Mi offrì da bere del buon sangue di annata e parlammo tutta la sera. Mi chiese chi era il mio "uomo". Io indicai Dimitri, che stava parlando e facendo il lascivo con un altra. Io ormai ero abituata. Ovviamente la sua promessa di amore eterno, con la moda del 2000 andò persa. Nonostante io mi vestissi in modo sexy (come si dice ora) per lui non avevo più senso.
Andrea si incupì. Mi chiese quando fui nata, e io le dissi che avevo tre secoli che mi pesavano sulle spalle. Lei rise e mi disse che eravamo coetanee e che era stato Dimitri a trasformarla. Presa dalla gelosia e dalla rabbia le confidai il mio desiderio di ucciderlo ma che non sapevo come fare, visto che lui mi aveva sempre tenuto all'oscuro dei metodi per sbarazzarsi di gente come noi. Lei mi sorrise e mi disse che faceva parte dei Rinnegati, una setta di vampiri mossi dal mio stesso desiderio di far fuori i propri "capi". Lei ne aveva già uccisi parecchi.
Ci siamo messe d'accordo. Io avrei portato Dimitri fuori dal locale, con la scusa di accoppiarci nel vicolo del retro. Lei avrebbe pensato a tutto. Mi disse che i simboli sacri, come il crocefisso, ci allontanava e indeboliva, che l'aglio ci faceva venire la nausea e che un paletto di legno piantato nel cuore ci uccideva, come la rimozione della testa. L'acqua santa come quella corrente ci faceva sciogliere. Aprii la borsa che aveva accanto e con dei guanti prese una boccetta, dentro c'era dell'acqua santa. Me la diede, io la presi con un fazzoletto e me la nascosi in tasca. Sapevo che cosa fare. Con fare suadente andai verso di lui , lo presi per mano e senza una parola lo portai via con me, con estrema delusione dell'altra e con estrema sorpresa di lui. Una volta fuori, nel vicolo, feci in modo che Dimitri desse le spalle al muro. Con finto desiderio gli dissi all'orecchio che lo volevo lì, in quel vicolo. Lui ci cadde come uno scemo. Si fece baciare con passione, chiuse gli occhi in estasi e con mano veloce presi la boccetta nella mia tasca usando il fazzoletto. La aprii e gliela versai in testa. In preda al dolore urlò come un cane, quale era. Il suo viso incominciò a decomporsi lasciando metà faccia senza pelle, con un sorriso obbligato dalla mancanza di mezza bocca, lasciando scoperto l'osso dello zigomo, della mascella e della mandibola. L'altra metà era perfetta nella sua meschina bellezza.
Con un ringhio cercò di saltarmi addosso, ma dall'alto piovve una sostanza oliosa. L'odore mi fece vomitare all'istante. Era aglio liquido. Un ragazzo corse verso di me con una mascherina. Anche lui ne indossava una. La misi all'istante e la nausea sparì. Alzai gli occhi e vidi Andrea sul tetto del locale. Rideva e i suoi occhi brillavano di gioia. Io ricambiai con un occhiolino. Intanto Dimitri si contorceva a terra, come un verme, in una pozzanghera di aglio e di carne sciolta. Rantolava, i suoi versi di dolore mi facevano pena ma mi rallegravano in qualche modo. Mi avvicinai quel che bastava per alzargli la testa tirandolo per i pochi capelli che gli erano rimasti sul cranio. I suoi occhi erano bellissimi nonostante mezza faccia si fosse sciolta. Emanavano rabbia, delusione e dolore. In un sibilo mi disse che mi amava e che non capiva perchè gli avessi fatto tutto quello.
"Mi hai tolto la vita, invece di donarmela. E io ti rendo il favore" gli dissi mentre con gesto di stizza spinsi via la sua testa, facendolo sbattere contro al muro. Nel frattempo mi raggiunse Andrea, che con una risata gioiosa si avvicinò a quello che una volta era Dimitri.
"Ehi tu, bastardo, mi riconosci? La tua adorata farfalla!" e gli assestò un calcio allo stomaco. Dimitri vomitò ancora di più.
Lei si girò verso di me. Mi porse dei guanti di seta neri, me li misi. Poi mi diede un paletto. In cima c'era un simbolo intarsiato, una specie di spada avvolta da dei serpenti in fiamme. Fissai quell'oggetto. Lei mi guardò, mi accarezzò i capelli e mi disse quello che dovevo fare: piantarglielo dritto nel cuore. Dimitri alla vista di quell'oggetto tremò. Non lo vidi mai tremare di terrore, e la cosa mi fece venire un brivido di gioia che percorse la mia spina dorsale. Vendetta. Finalmente.
Il ragazzo che era con noi, che mi aveva portato la mascherina, rigirò Dimitri con un calcio ben assestato alle costole. Lui si appoggiò al muro dietro la sua schiena, ormai consapevole della sua fine. Intanto Andrea sguainò una spada, mi guardava in attesa della mia vendetta.
Mi avvicinai a Dimitri lentamente facendogli dondolare davanti agli occhi il paletto.
"Lo vedi questo? Sarà la tua fine!"
Mentre calavo fulminea il paletto, Dimitri con una ultima riserva di forze, bloccò il mio braccio, mi avvicinò la testa alla sua e mi baciò sulla mascherina, con quello che gli rimaneva delle labbra.
"Non smetterò mai di amarti. Ricordi? Perl l'eternità fu la mia promessa." e guidò con forza la mia mano che impugnava il paletto dritto al suo cuore. Il rumore delle costole che si spezzavano mentre il paletto si faceva strada verso il cuore, mi fece ribrezzo. Soprattutto dopo l'ultimo bacio di Dimitri. Andrea prima che il corpo sparisse in una nuvola di polvere nera, tagliò la testa di Dimitri, in un unico, fluente e deciso gesto, tanto che la lama si conficcò nel muro dietro di lui.
"La mia vendetta, come la tua" mi disse ridendo e tirandosi indietro con un soffio il ciuffo di capelli che le era caduto sugli occhi, rossi. La testa, come il resto del corpo svanì, quasi instantaneamente.
Ora sono qui, dopo quasi due insignificanti anni, in una stanza di albergo. L'albergo che una volta fu casa mia. La stanza in cui mi ritrovo era la mia stanza. Sono diventata una sicaria dei Rinnegati e compagna di Andrea, sia di lavoro che nella vita. Tutto ha preso un senso diverso da quella notte. Ora ho un senso nella mia eternità. Sto aspettando che mi chiamino per un lavoro. E sto aspettando la colazione in camera."
postato da Mizia alle ore 16:56 mercoledì, 28 maggio 2008
Ecco la storia di un nuovo Ciccio. Ciccio è un cane, maschio, tipo labrador, nero, di tre anni al massimo. Sano come un pesce.
Ciccio l'ho incontrato ieri mattina al recinto dove porto Artù alla mattina. Ciccio era solo, senza padrone, impaurito e spaventato, senza cibo, alla ricerca di un piccolo angolo di ombra. molto difficile da trovare in quel recinto, dalla mattina fino al pomeriggio tardo picchia il sole. Non riusciva a bere dalla fontanella, perchè nessuno evidentemente glielo ha insegnato. Ha bevuto avidamente dalle mie mani, poi se n'è andato nella sua piccola ombra fresca. Ho chiamato i vigili, che mi hanno detto "signorina usciamo subito a prendere il cane". Stupidamente ho creduto alle parole dei vigili. Il pomeriggio dopo lavoro, ho portato ancora Artù al recinto.
Ciccio era ancora li, che giocava con un ragazzo. Pensavo che il padrone fosse lui, ma scopro che Ciccio è rimasto con lui da mezzogiorno fino a quando sono arrivata io, e che lo ha portato a casa a mangiare, ma che sfortunatamente non poteva tenerlo, avendo già tre cani e una bambina piccola.
Ora Ciccio è a Bollate, in un centro per cani abbandonati.
Io, come tutti i cinofili del recinto, vorremmo trovare una famiglia nuova a Ciccio, che sappia amarlo e tenerlo fino alla fine dei suoi giorni. Non diamo un altro dispiacere a quel tenerissimo cucciolone nero. Io ho il numero del ragazzo che se ne sta occupando. Se qualcuno tra voi, che leggono il mio blog, è interessato o sa che qualcuno vuole un cane, fatemelo sapere tramite messaggio privato. Io vi metterò in contatto con quel ragazzo.
Una cosa importante però: deve essere qualcuno che non lo abbandoni ancora sotto al sole senza acqua ne cibo. Ciccio morirebbe, ma non di fame e di sete. Di dolore.
Grazie a tutti per l'attenzione, e fatemi sapere.
postato da Mizia alle ore 17:03 giovedì, 22 maggio 2008
..ed ecco a voi Ciccio..mentre beve l'acquetta!!!!
postato da Mizia alle ore 17:26 venerdì, 16 maggio 2008
Ed eccoci qui! Internet è arrivato dopo pochi giorni che avevamo fatto il contratto online, quindi...sono tornata!!!
La casa è ancora tutta sotto sopra, l'Ikea aspetterà quando riusciremo a liberarci delle valigione di Lucas e degli scatoloni che sono rimasti.
Il trasloco è stato un massacro. Ho ricominciato a lavorare al bar, quindi Lucas aveva cominciato dalla mattina da solo a inscatolare e insacchettare le cose, poi mi è venuto a prendere a lavoro, mi ha portata alla casa nuova e lui mentre mi portava le cose, io sistemavo. Ma questo meccanismo non ha funzionato a lungo, quindi dopo cena sono andata con lui a prendere le ultime cose, tra cui altri sacchetti di cose, il famoso tavolino/cassettiera e....il divano letto O_O..tutto smontato in tre pezzi per fortuna. Alla fine, tra avanti e indietro, smontaggio divano e tutto quanto, abbiamo fatto le 5 del mattino. In teoria ci dovevamo svegliare dopo due ore di sonno nello scomodissimo divano letto che era già nell'appartamento (in teoria una piazza e mezzo, in pratica un singolo) in mezzo a tutte le nostre cose imballate...in teoria...in pratica ci siamo, sì svegliati, ma abbiamo chiamato in nostri posti di lavoro avvisando che non saremmo andati per via del trasloco. Abbiamo ronfato fino all'una del pomeriggio, abbiamo mangiato al volo un paio di panini e poi ci siamo messi a disimballare la roba e a mettere a posto. Rimontare il letto è stato un gioco da ragazzi..quel giorno poi ci arriva la chiamata di quelli di fastweb per dirci che il giorno dopo sarebbe arrivato il tecnico per mettere la linea wireless in casa..un lavoro che sarebbe durato tre ore..vabbhè, che bello arrivano in fretta! Poi Lucas chiama gli spedizionieri che suo padre aveva incaricato per consegnarci le ultime cose, tipo la tv, stereo e ambaradan vari..."si certo, la roba arriva venerdì.." "eh, guardate che non c'è nessuno in casa se me le portate venerdì.." "allora se vuole subito le sue cose deve venire lei a ritirarle!" lol, così ieri siamo andati al magazzino e in due viaggi carichi, abbiamo portato 250 chili di tecnologia, fumetti e cose varie...stralol! All'ora di cena io avevo la schiena a pezzi, con un sonno della malora. Non vedo l'ora di vedere questa casa in ordine come dico io, non ce la faccio più a vedere valigie e scatole sparse in giro per casa.
Poi c'è una tenera novità...nooo, non sono incinta, percarità...no, in casa c'è un piccolo, dolce e morbidoso amico...si chiama Ciccio, ed è un criceto russo, tutto bianco, con le zampine rosa, due occhietti neri vispi e svegli, che alle 3 di notte si sveglia e gira sulla sua ruota rosso ferrari...è mostruosamente affettuoso, si fa accarezzare la schiena ed è incredibilmente intelligente..quando torniamo a casa, oppure alla mattina che ci svegliamo, ci viene a fare le feste alle sbarre della gabbia. Quando lo si chiama che magari è nella sua casetta, esce e ti viene ad annusare..e poi ti ascolta quando gli parli!
Presto posterò una sua foto, così potrete godere della sua incredibile bellezza e morbidicità!
Amici di Milano, appena la casa sarà sistemata vi inviterò a fare una festicciola per battezzare la casina!!
postato da Mizia alle ore 11:36 sabato, 10 maggio 2008
Abbiamo trovato un monolocale!
E' piccolino, ma almeno è tutto nostro...purtroppo li non c'è internet già attivo, quindi dobbiamo chiamare fuori il tecnico di fastweb. Quindi, anche se il mio blog non è seguitissimo, avviso quei pochi che lo leggono, che sparirò per un pò di tempo..un bel pò di tempo, temo...ci saranno tanti racconti, tante avventure da diirvi, quando ritornerò...soprattutto a more, perchè dovremmo andare tante e tante volte all'Ikea, temo..quindi aspettatemi..
postato da Mizia alle ore 15:00 mercoledì, 30 aprile 2008
Non so perchè, però mi sono venuti in mente dei ricordi di quando ero piccola, che riguardano la mia famiglia..forse perchè ora che non sono più in casa ho capito l'importanza di avere delle radici, l'importanza degli insegnamenti che mi hanno dato..mi sono ricordata di mia sorella che quando avevo tre anni mi ficcava le dita nel naso..immaginatevi il dito indice di una bambina di 8 anni nel naso di una di 3..i lacrimoni che mi scendevano..oppure mio fratello che dopo che finiva di vedere Ken Shiro mi diceva "dai giochiamo a Ken"..io pensavo Ken e Barbie, invece rifaceva le mosse di Hokuto sopra di me..le musicassette registrate con tante di quelle cazzate dette da me, mia sorella e mio fratello, rutti e risate..oppure la scommessa che feci con mia madre quando avevo 10 anni.. "dai mamma, vediamo se sai andare ancora in bici!" e vederla schiantarsi contro la porta del garage in giardino, perchè aveva inforcato la discesa e non riusciva a frenare xD..ma il meglio è una frase che dissi a mio padre che ancora stavo sul seggiolone.
A cena, guai sbattere la bocca o stare scomposti a tavola, tipo gomiti sul tavolo..io non mi ricordo cosa stavo facendo, forse giocavo con il pane e l'acqua, un vizio tremendo. Mio padre mi disse di smetterla, con quel dolce tono da generale dei marines, e io dissi "IO faccio quello che voglio..hai capito?"..in quell'istante il gelo calò tra la mia famiglia..mio fratello guardò mia madre che guardò mia sorella che guardò mio padre..e lui che fece? si mise a ridere...quando ne parlammo tempo fa si commosse e mi disse "in quell'istante capii che avevo messo al mondo una donna forte e decisa..quello che sei ora!"..
Tutto questo non ha prezzo, altro che mastercard!