postato da Mizia alle ore 13:18 domenica, 22 giugno 2008

"Permettetemi di raccontarvi la mia storia. Sono una ragazza di venticinque anni, nata nel 1783, in un mese caldo e pieno di sole. Avete capito bene. Ho più di tre secoli. Ma lasciate che vi delizi con il resoconto della mia vita.
Come ho anticipato, sono nata nel 700, epoca in cui le donne vestivano abiti suntuosi e deliziavano i salotti leggendo poesie e suonando il clavicembalo. Io ero una tra queste. La mia famiglia era nobile, e come nobili eravamo ammirati in tutto il paese. Mio padre e mia madre erano venerati, e come loro figlia, lo ero altrettanto. Ma la mia vita, un bel giorno, ha preso una strada completamente diversa. Dannata. Dannata dall'amore.
Mi innamorai di un giovane uomo, pieno di fascino. Vestito di nero, molto elegante, i suoi capelli lunghi e morbidi non erano nascosti sotto ad una parrucca come tutti gli uomini facevano allora. Lo incontrai per strada, mentre ritornavo a casa dalle spese. Era buio e stavo facendo tardi. Bastò uno sguardo per non farmi capire più nulla. Quando tornai a casa, quegli occhi, scuri come la pece ma brillanti come diamanti, non mi lasciavano spazio nella mente e nel cuore, così mi ripromisi che lo avrei cercato. Il giorno dopo andai per le stesse strade che avevo percorso il giono precedente, alla ricerca di quell'uomo. Ai miei tempi mi avrebbero dato della "donna leggera" per il mio ardire. Ora si usano parole ben peggiori. Ma non me ne importava, l'unica cosa che volevo era rivedere quegli occhi. Camminai per tutto il giorno, ma senza successo. L'ora si stava facendo tarda, e delusa ritornai a casa. Mi aprì il maggiordomo, le luci in casa erano accese come quando c'era una festa. In salotto si sentivano voci, tante voci. Il maggiordomo mi informò che si era organizzata una piccola festa per accogliere nella città un uomo nobile venuto da lontano. In cuor mio speravo che fosse il mio adorato sconosciuto, e così fu. Si chiamava Dimitri, e veniva da una terra lontana chiamata Ungheria. Un uomo straordinario, colto e affascinante, tanto che anche mia madre fu rimasta colpita. Mi recai dopo essermi cambiata col mio abito migliore, in salotto e oltre la porta lo vidi, che sorrideva ai miei genitori, in piedi che parlava con loro, con in mano un calice di vino rosso, il più pregiato della nostra cantina, aperto per l'occasione. Mi avvicinai a mio padre, lo baciai teneramente sulla guancia e mi sentii gli occhi puntati addosso di quell'uomo. Dimitri. Parlava la nostra lingua perfettamente, anche se il suo accento la distorceva un pò. Ma era affascinante, e anche seducente. Parlammo tutta le sera, e mi disse che ero meravigliosa. Mi rivelò anche che mi aveva notato anche lui il giorno prima e che sperava tanto di rivedermi quella sera. Nelle sere a seguire ci frequentammo ancora. Ma solo di sera, nonostante io insistessi per fare delle passeggiate o leggere poesie su una barca in mezzo al lago. Nulla da fare, a lui piaceva la notte. Così, in una notte di luna piena mi invitò nella sua dimora. Emozionata ci andai. Mi aprì la porta e con grazia mi abbracciò, teneramente ma anche con forza. Io mi lasciai andare in quell'abbraccio, pervasa dal suo profumo. Come sotto ad un incantesimo (credo che in effetti ero proprio sotto ad un incantesimo) mi lasciai portare nelle sue stanze. Non riuscivo a dire di no. Incominciò ad accarezzarmi la pelle libera dalla scollatura del mio abito. Le sue dita si muovevano lentamente ma con decisione, e le sue labbra mi baciavano teneramente la pelle del collo. Io non capivo nulla, sapevo che quello che stava succedendo era sbagliato, ma non potevo farci nulla. Ero completamente assorbita da lui. Lentamente mi portò a sdraiarmi sul suo letto. Mi accarezzava e baciava. Si avvicinò al mio orecchio, e con voce suadente mi disse che voleva avermi...per l'eternità, si era innamorato. Io presi quelle parole come una promessa dolce, di quelle che si fanno per far capire al proprio amore che non vuoi perderlo..non che veramente lo vuoi avere davvero per l'eternità. Mi lasciai andare, piangendo dall'emozione e dalla gioia. Avevo trovato un uomo meraviglioso. Nel semibuio della stanza vidi i suoi occhi brillare. All'inizio pensavo fosse emozionato e commosso anche lui, poi notai qualcosa di strano. I suoi occhi brillavano troppo. Guardai attraverso le lacrime di gioia che mi velavano gli occhi, e i suoi occhi splendidamente neri erano cambiati di colore, erano quasi rossi. Mi spaventai e incominciai a piangere in silenzio, ma dalla paura questa volta. Nonostante io volessi correre via ero immobilizzata, come se una forza assai superiore mi tenesse bloccata. Sentii che stava per slacciarmi il corpetto ma qualcosa lo bloccò. Sibilò una parola strana, nella sua lingua presumo, e si allontanò. Col fiato sospeso e mozzato dall'eccitazione, nonostante tutto, gli chiesi perchè si era allontanato. Lui indicò il mio petto. Guardai e vidi che la croce d'oro che mi aveva regalato mio padre brillava illuminata dalle candele nella stanza. Mi guardò, con uno sguardo sensuale, si spostò i capelli dal viso e con un sorriso mi disse di togliere quella collana. Stupidamente lo feci. In cuor mio sapevo che ogni mio gesto era sbagliato e blasfemo, ma volevo quell'uomo. Ad ogni costo. Lui tornò a passi leggeri e delicati verso di me, molto lentamente. Il mio cuore batteva forte, tanto da sentirmelo in gola. Si sdraiò accanto a me, riprendendo da dove aveva lasciato, cioè dal mio corpetto. Lo slacciò (o tagliò?) in un batter d'occhio e io mi sentii in preda ai brividi. Sorrise guardandomi. Un sorriso che non mi scorderò mai. Era quasi diabolico ma troppo seducente che io risposi a quel sorriso. Aveva qualcosa di strano però. I suoi denti. I suoi canini erano stranamente allungati. Ma non ci feci caso, mi dissi che probabilmente era uno strano gioco di luci e ombre dovuto alle candele. Lui mi accarezzò dolcemente i capelli, e guidò la mia testa per farmela girare leggermente a sinistra.
"Il tuo cuore, la tua anima, finalmente saranno miei. Non hai idea di quanto tempo abbia aspettato questo momento, mia adorata. Ti amerò per l'eternità." mi disse mentre mi baciava il collo. Poi un dolore straziante mi dilaniò la carne. La mia spina dorsale si inarcò fino allo spasmo. Cercai con le unghie di allontanare la sua bocca dal mio collo, con scarsi risultati. Un dolore orribile, durato pochi secondi. Sentivo il mio sangue colare dalla ferita poi il buio. Molto probabilmente ero in uno stato di morte ma di coscienza, perchè lo sentii sussurrare dolci parole mentre mi accarezzava i capelli. Mi rassicurava del fatto che saremmo stati insieme e che le nostre vite erano ormai unite. Che lo aveva fatto per amore. Mi amava davvero, per questo mi succhiò il sangue.
Un vampiro. Esattamente quello che io sono. E che era lui. Dico era perchè quell'ignobile pur di non perdermi mi tolse la vita. Pur di non vedermi morire di vecchiaia un giorno mi tolse la linfa vitale. Mi condannò ad una vita in cui per sopravvivere devo succhiare il sangue a degli innocenti. Lo odiai fino a quando decisi di ucciderlo. Nei secoli a venire vidi senza agire, la fine della mia famiglia, della mia stirpe. Il mio nobile nome non sarebbe durato nel tempo. Mio padre e mia madre scossi e turbati dalla mia scomparsa mi cercarono per tutto il tempo che gli era rimasto, ma mentre di giorno io ero rinchiusa nella dimora di Dimitri loro mi cercavano, e mentre loro dormivano io andavo in giro in preda alla mia sete. Morirono di vecchiaia e di dolore. La nostra casa fu venduta e ora è un bellissimo albergo a 5 stelle nel centro di una metropoli. Ho vissuto nel corso del tempo con Dimitri, abbiamo visto la nascita di invenzioni davvero fantastiche, come la televisione, la lampadina, la radio.Abbiamo visto l'uomo andare sulla Luna. Di questo io sarò sempre grata a Dimitri, mi ha dato modo di vedere il futuro. Ma quel lurido bastardo mi aveva condannata. Con l'andare del tempo, scoprimmo che in tutto il mondo non eravamo gli unici vampiri, e che c'erano diversi locali in cui si ritrovavano. Sapete, quattro chiacchiere, un bicchiere di sangue di bambino... Una sera andammo a "divertirci" in uno di questi locali. Quella sera scoprii che esistevano i Rinnegati. I Rinnegati sono vampiri, che come me provano ribrezzo verso chi li ha tasformati negli esseri in cui sono. Io diventai una di loro. Conobbi una ragazza quella sera. I suoi occhi erano buoni, nonostante fossero rossi come un tizzone ardente. Mi avvicinò lei. Si chiamava Andrea. Mi offrì da bere del buon sangue di annata e parlammo tutta la sera. Mi chiese chi era il mio "uomo". Io indicai Dimitri, che stava parlando e facendo il lascivo con un altra. Io ormai ero abituata. Ovviamente la sua promessa di amore eterno, con la moda del 2000 andò persa. Nonostante io mi vestissi in modo sexy (come si dice ora) per lui non avevo più senso.
Andrea si incupì. Mi chiese quando fui nata, e io le dissi che avevo tre secoli che mi pesavano sulle spalle. Lei rise e mi disse che eravamo coetanee e che era stato Dimitri a trasformarla. Presa dalla gelosia e dalla rabbia le confidai il mio desiderio di ucciderlo ma che non sapevo come fare, visto che lui mi aveva sempre tenuto all'oscuro dei metodi per sbarazzarsi di gente come noi. Lei mi sorrise e mi disse che faceva parte dei Rinnegati, una setta di vampiri mossi dal mio stesso desiderio di far fuori i propri "capi". Lei ne aveva già uccisi parecchi.
Ci siamo messe d'accordo. Io avrei portato Dimitri fuori dal locale, con la scusa di accoppiarci nel vicolo del retro. Lei avrebbe pensato a tutto. Mi disse che i simboli sacri, come il crocefisso, ci allontanava e indeboliva, che l'aglio ci faceva venire la nausea e che un paletto di legno piantato nel cuore ci uccideva, come la rimozione della testa. L'acqua santa come quella corrente ci faceva sciogliere. Aprii la borsa che aveva accanto e con dei guanti prese una boccetta, dentro c'era dell'acqua santa. Me la diede, io la presi con un fazzoletto e me la nascosi in tasca. Sapevo che cosa fare. Con fare suadente andai verso di lui , lo presi per mano e senza una parola lo portai via con me, con estrema delusione dell'altra e con estrema sorpresa di lui. Una volta fuori, nel vicolo, feci in modo che Dimitri desse le spalle al muro. Con finto desiderio gli dissi all'orecchio che lo volevo lì, in quel vicolo. Lui ci cadde come uno scemo. Si fece baciare con passione, chiuse gli occhi in estasi e con mano veloce presi la boccetta nella mia tasca usando il fazzoletto. La aprii e gliela versai in testa. In preda al dolore urlò come un cane, quale era. Il suo viso incominciò a decomporsi lasciando metà faccia senza pelle, con un sorriso obbligato dalla mancanza di mezza bocca, lasciando scoperto l'osso dello zigomo, della mascella e della mandibola. L'altra metà era perfetta nella sua meschina bellezza.
Con un ringhio cercò di saltarmi addosso, ma dall'alto piovve una sostanza oliosa. L'odore mi fece vomitare all'istante. Era aglio liquido. Un ragazzo corse verso di me con una mascherina. Anche lui ne indossava una. La misi all'istante e la nausea sparì. Alzai gli occhi e vidi Andrea sul tetto del locale. Rideva e i suoi occhi brillavano di gioia. Io ricambiai con un occhiolino. Intanto Dimitri si contorceva a terra, come un verme, in una pozzanghera di aglio e di carne sciolta. Rantolava, i suoi versi di dolore mi facevano pena ma mi rallegravano in qualche modo. Mi avvicinai quel che bastava per alzargli la testa tirandolo per i pochi capelli che gli erano rimasti sul cranio. I suoi occhi erano bellissimi nonostante mezza faccia si fosse sciolta. Emanavano rabbia, delusione e dolore. In un sibilo mi disse che mi amava e che non capiva perchè gli avessi fatto tutto quello.
"Mi hai tolto la vita, invece di donarmela. E io ti rendo il favore" gli dissi mentre con gesto di stizza spinsi via la sua testa, facendolo sbattere contro al muro. Nel frattempo mi raggiunse Andrea, che con una risata gioiosa si avvicinò a quello che una volta era Dimitri.
"Ehi tu, bastardo, mi riconosci? La tua adorata farfalla!" e gli assestò un calcio allo stomaco. Dimitri vomitò ancora di più.
Lei si girò verso di me. Mi porse dei guanti di seta neri, me li misi. Poi mi diede un paletto. In cima c'era un simbolo intarsiato, una specie di spada avvolta da dei serpenti in fiamme. Fissai quell'oggetto. Lei mi guardò, mi accarezzò i capelli e mi disse quello che dovevo fare: piantarglielo dritto nel cuore. Dimitri alla vista di quell'oggetto tremò. Non lo vidi mai tremare di terrore, e la cosa mi fece venire un brivido di gioia che percorse la mia spina dorsale. Vendetta. Finalmente.
Il ragazzo che era con noi, che mi aveva portato la mascherina, rigirò Dimitri con un calcio ben assestato alle costole. Lui si appoggiò al muro dietro la sua schiena, ormai consapevole della sua fine. Intanto Andrea sguainò una spada, mi guardava in attesa della mia vendetta.
Mi avvicinai a Dimitri lentamente facendogli dondolare davanti agli occhi il paletto.
"Lo vedi questo? Sarà la tua fine!"
Mentre calavo fulminea il paletto, Dimitri con una ultima riserva di forze, bloccò il mio braccio, mi avvicinò la testa alla sua e mi baciò sulla mascherina, con quello che gli rimaneva delle labbra.
"Non smetterò mai di amarti. Ricordi? Perl l'eternità fu la mia promessa." e guidò con forza la mia mano che impugnava il paletto dritto al suo cuore. Il rumore delle costole che si spezzavano mentre il paletto si faceva strada verso il cuore, mi fece ribrezzo. Soprattutto dopo l'ultimo bacio di Dimitri. Andrea prima che il corpo sparisse in una nuvola di polvere nera, tagliò la testa di Dimitri, in un unico, fluente e deciso gesto, tanto che la lama si conficcò nel muro dietro di lui.
"La mia vendetta, come la tua" mi disse ridendo e tirandosi indietro con un soffio il ciuffo di capelli che le era caduto sugli occhi, rossi. La testa, come il resto del corpo svanì, quasi instantaneamente.

Ora sono qui, dopo quasi due insignificanti anni, in una stanza di albergo. L'albergo che una volta fu casa mia. La stanza in cui mi ritrovo era la mia stanza. Sono diventata una sicaria dei Rinnegati e compagna di Andrea, sia di lavoro che nella vita. Tutto ha preso un senso diverso da quella notte. Ora ho un senso nella mia eternità. Sto aspettando che mi chiamino per un lavoro. E sto aspettando la colazione in camera."

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